Alain de Benoist | Jean Baudrillard

Poco prima della sua morte, per riassumere il suo itinerario, egli diceva di essere stato «patafisico a 20 anni, situazionista a 30, utopista a 40, trasversale a 50, virale e metaleptique a 60». Nella sua opera, si parla di simulacri, di virus, di strategie fatali, di strani attrattori, di seduzione. Tanto per dire che la sociologia di Jean Baudrillard non è una sociologia come le altre.

Nato a Reims nel 1929, in una famiglia originaria delle Ardenne (ma suo padre era un gendarme), è segnalato nella scuola primaria dai suoi istitutori e integra il liceo beneficiando di una borsa di studio. Un professore di filosofia lo inizia alla «patafisica» d’Alfred Jarry, ciò gli servirà più tardi per «[rompere] avec tout un faux sérieux philosophique». Nel 1984, Jean Baudrillard si ritrova in hypokhagne (lettere superiori) al liceo Henry IV a Parigi, ma volta presto le spalle al concorso di ingresso alla Normale superiore per stabilirsi come operaio agricolo, e poi come muratore, nella regione di Arles. Tornato nella capitale, termina i suoi studi alla Sorbonne, supera un concorso statale per l’insegnamento del tedesco e diventa professore di liceo. Per qualche tempo lettore all’università di Tubingen, il giovane germanista traduce Peter Weiss, Bertolt Brecht, Karl Marx, ma anche dei poemi di Hölderlin, oggi che scrivo ancora inediti. Leggi tutto “Alain de Benoist | Jean Baudrillard”

Simone Olla | Il parroco di Arasolè

Autore: Franciscu Masala
Titolo: Il parroco di Arasolè
Edizioni: Il Maestrale, Nuoro 2001
Pagine: 136

La gallina sotterrata viva è un rito nel quale la comunità si riconosce partecipando, un rito che la stessa comunità traduce di giorno in giorno, di anno in anno, di decennio in decennio, di secolo in secolo, fino alla fine dei tempi e dall’inizio di questi. La mediatizzazione dell’esistenza ha decuplicato la possibilità di traduzione del rito, la sua fruizione, aggiungendo informazione massmediatica, corrodendo partecipazione e amplificando le presunte inciviltà del rito. Nessun rito è buono o cattivo di per sé; il rito (mi) appartiene o non (mi) appartiene; e mi appartiene perché lo pratico in un dato tempo e in un dato luogo, qui e ora. Leggi tutto “Simone Olla | Il parroco di Arasolè”

Simone Olla | Limonov

Autore: Emmanuel Carrère
Titolo: Limonov
Edizioni: Adelphi, Milano 2012
Traduzione: F. Bergamasco
Pagine: 356

Si veste di stile fascista Poutine come Limonov, Dugin come Herzog. Il fascista è lui, indubbiamente, ma può essere anche lui, o lui: Carrère romanza un’attitudine, il “modo in cui ciascuno di noi si rassegna al fatto ovvio che la vita è ingiusta e gli uomini non sono uguali: più o meno belli, più o meno dotati, più o meno attrezzati per la lotta. Nietzsche, Limonov e questa istanza in noi che io definisco “il fascista” dicono in coro: è la realtà, il mondo così com’è.” Leggi tutto “Simone Olla | Limonov”

Simone Olla | I cani vanno avanti

Autrice: Valentina Brunettin
Titolo: I cani vanno avanti
Edizioni: Alet edizioni, Padova 2010
Pagine: 200

No, i cani che cercano la droga non vengono drogati; così come, quelli che cercano esplosivo non vengono fatti esplodere… si lavora per associazione, si educa il cane a giocare fin da cucciolo con un asciugamano bianco arrotolato e fissato alle estremità con dello scotch: il manicotto. Il cane piange per avere il suo gioco; decine e decine di cani, ogni anno, vengono allevati con un manicotto bianco di spugna legato ad uno spago – l’associazione manicotto-droga, l’addestramento vero e proprio, coinvolgerà soltanto venti cani, quelli che hanno mostrato più interesse al “gioco”. Durante il corso di addestramento gli istruttori amano ripetere: Il cane è un prolungamento de vostro corpo: senza di voi il cane non trova nulla; senza il cane, voi, non troverete nulla. Leggi tutto “Simone Olla | I cani vanno avanti”

Simone Olla | Icone d’oggi

Autore: Michel Maffesoli
Titolo: Icone d’oggi
Edizioni: Sellerio, Palermo 2009
Traduzione: Roberta Ferrara
Pagine: 235

Lo specifico del mito, afferma Michel Maffesoli, è saper cogliere la vita nella sua totalità: esso è parte dell’inconscio collettivo. Il mito è origine, è verità detta dai poeti (Gusdorf); il mito non è sorto dal popolo, ma al contrario ha creato per primo il popolo (Walter F. Otto).  «Un mito creato dall’uomo, o perfino un mito autentico di cui l’uomo si impadronisca per fini strumentali, cioè per fini, in ultima analisi, utilitaristici, non può mai agire veramente, poiché non manifesta più la volontà stessa dell’Essere, ma si limita a tradurre la volontà soggettiva di chi ne fa uso. (Alain de Benoist)
Se il mito – narrazione oggettiva – si realizza in assenza di tempo, l’icona – nonostante la medesima capacità del mito di creare isterie collettive o adesioni tribali – è uno specchio del quotidiano: è qui; è ora. Leggi tutto “Simone Olla | Icone d’oggi”

Simone Olla | La regina degli scacchi

Autore: Walter Tevis
Titolo: La regina degli scacchi
Edizioni: Minimum fax, Roma 2007
Pagine: 377

La regina degli scacchi muove alla volta del successo individuale, della realizzazione del sé partendo da un disagio famigliare – la morte della madre della protagonista – che costringe Elisabeth Harmon a l’orfanotrofio. Questa è l’America par di udire dagli altoparlanti di una qualunque radiolina accesa, intanto che Walter Tevis dà alle stampe – nel 1983 – questo libro; questa è l’America perché a tutti viene data una possibilità, perché tutti possono farcela. Leggi tutto “Simone Olla | La regina degli scacchi”

Simone Olla | La conquista dello spazio e altri racconti

Autore: Ettore Malacarne
Titolo: La conquista dello spazio e altri racconti
Edizioni: Eumeswil, Pavia 2008
Pagine: 185

Potevano essere le dolci colline imolesi dominate da una torre o gli sterrati e le sterpaglie della piana che circonda Cagliari, poteva essere il Nord così come il Sud. Un luogo non definito – ecco il titolo del libro, La conquista dello spazio, inteso come conquista di un luogo non fisico, una specie di stato mentale a cui rifarsi – e poi un tempo vuoto, gli anni ottanta, riempiti di storie laterali che odorano di smarrimento e promesse. Non v’è, nelle trame di Ettore Malacarne, l’edonismo bignamesco in versione italiana, permanenti da copertina o feste umide d’estate; le voci che muovono i racconti sono troppo giovani, quasi protette da quella pasta socio-amicale che in provincia ancora oggi fatica ad essere inquinata. I palazzoni e la sua gente muovono alla conquista dello spazio: la provincia della provincia anni ottanta si svela nella contrapposizione fra speranza di autosufficienza e promessa televisiva di essere parte di un tutto: Londra e Vienna come punti di partenza e di arrivo immaginari, luoghi da osservare con distacco e da cui osservarsi con disincanto, metro per misurare la dimensione umana dell’esistenza. In mezzo ci sono storie di vita, animazioni di un vissuto rintracciabile, terre di confine.
La gente dei palazzoni che ho conosciuto io è la stessa che racconta Malacarne, gente costretta – come tutti – ad abitare una casa, a farsela piacere o detestarla ogni minuto; gente che lavorava tre mesi e gli altri nove li passava a timbrare un libretto rosa in uffici puzzo-lenti; gente che ha sognato Londra, magari pure Vienna, e che le ha provato tutte a riscattare col danaro la provincia della provincia dipingendola con macchine sportive o abiti firmati; gente che in un gatto ha letto l’indifferenza delle vite che lo circondavano, che si è fidata di un amico e ha fatto a botte per lui; gente che ha occupato uno stabile abbandonato conquistando un luogo, forse per cominciare tutto daccapo, per lasciarsi alle spalle un ricordo.
Tutte le voci che ho letto mi pare di averle già sentite, non saprei dire dove però, se nella prima cintura torinese o al terzo piano di via Cirenaica.

Simone Olla | Cercasi batterista, chiamare Alice

Autore: Rick Moody
Titolo: Cercasi batterista, chiamare Alice
Edizioni: Minimum fax, Roma 2006
Pagine: 227

Lentamente, con tutta la sua provvisorietà, prende forma la provincia americana, quella del New Jersey, dove i vagoni dei treni sono fermi da quando hanno chiuso la stazione, le fabbriche sono abbandonate e si organizzano feste a tutto volume, le strade sono deserte e se macchine basse sfrecciano a tutta velocità hanno la maestosità di navi da crociera in un’epoca di viaggi aerei.
Il “ritardo” di Haledon si trasforma in attesa malinconica di un domani migliore: Alice, Dennis, Lane, Max e tutti i personaggi che si muovo nelle pagine di Moody hanno la stessa fragilità del luogo in cui vivono, una fragilità anonima. L’insoddisfazione che attraversa le loro vite non la possono condividere con nessuno: ognuno è solo dentro la sua vita in questo angusto sottoscala dell’impero. L’alcool e la droga sono strade fin troppo semplici da percorrere; così come la musica, che diventa scopo di vita e luogo di ritrovo, ma che non basta per arginare la solitudine che pagina dopo pagina diventa autodistruzione. La musica la senti in tutto il libro, un sottofondo tragico che si confonde con il linguaggio e lo stile dell’autore: è la musica di quell’agonia che è stata anche sua. Leggi tutto “Simone Olla | Cercasi batterista, chiamare Alice”