Eduardo Zarelli | Critica della ragione economica

È palese, a ogni coscienza critica intellettualmente onesta, che le categorie date non reggono la transizione tardo-moderna e l’annesso deserto nichilistico: questa è la sostanza concettuale su cui confrontarsi per formulare ipotesi teoriche coerenti e rigorose necessarie per risultare credibili nella critica all’egemone modello liberistico. A tale proposito, vorremmo porre all’attenzione comune una riflessione specifica sull’approccio antiutilitarista nel rapporto tra economia e ambiente. Questo, al fine di individuare quello che a noi appare contraddizione centrale del determinismo della modernità: la divaricazione tra cultura e natura. Tale antinomia permane, e anzi si espande con connotati drammatici e incalzanti, ponendosi come discrimine forte, in questo caso sostanzialmente ideologico, per chi intende scegliere la critica all’esistente quale posizione culturale, sociale ed esistenziale.
L’antiutilitarismo –nel pensiero del suo più qualificato e profondo interprete, Serge Latouche– indagando sulla genealogia dell’economicismo non può che intrecciarsi con quella parte minoritaria, ma qualificata, del pensiero ecologista. Il reinserimento dell’economia nel sociale, la risacralizzazione del vivente e il conseguente re-incanto del mondo sono punti di riferimento condivisi, che d’altra parte assumono un sano realismo antiutopistico nel negare sia la razionalizzazione dell’ambiente ridotto a risorsa economica che l’idilliaco rispetto dell’incontaminato. Solo un equilibrio è possibile, tra cultura e natura: lo sbilanciamento per una delle parti in causa rafforza la vettoriale dialettica progresso/reazione a scapito della ciclicità, del senso del limite dell’armonico, che si incarna nel valore della giustizia condiviso nel bene comune. La critica dell’esistente non può identificarsi con la negazione della realtà, patologia genetica e germinalmente totalitaria degli ideologismi positivi, sia idealistici che materialistici. Leggi tutto “Eduardo Zarelli | Critica della ragione economica”