Stefano Di Ludovico | Il dono come nuovo paradigma sociale secondo il MAUSS

Nel suo celebre Saggio sul dono Marcel Mauss ha illustrato come il triplice obbligo di dare, ricevere e ricambiare – le tre fasi in cui si articola l’atto del dono – costituisca il fondamento del legame sociale delle società arcaiche, all’interno delle quali preoccupazioni e dinamiche di tipo relazionale sembrano essere privilegiate rispetto ad esigenze di natura prettamente economica, anche nell’ambito di processi che pur contribuiscono in maniera decisiva al soddisfacimento delle necessità vitali di una determinata comunità[1]. Il “Movimento anti-utilitarista nelle scienze sociali” (MAUSS), nato in Francia nel 1980 insieme all’omonima rivista e che vede tra i suoi principali animatori Alain Caillé e Serge Latouche, è tra le recenti scuole di pensiero quella che più direttamente intende rifarsi – anche nella sua stessa denominazione con relativo acronimo – alla lezione del grande antropologo francese, il cui saggio, apparso nel 1923-24, è considerato uno dei punti di riferimento obbligati dell’etnologia contemporanea. Punto di riferimento però non sempre inteso e valorizzato nella sua autentica ed innovatrice portata, destinato anch’esso ad essere letto secondo ottiche che troppo spesso hanno risentito delle influenze e dei pregiudizi tipici della mentalità moderna, secondo cui anche il dono, in ultima analisi, non sfuggirebbe ai presupposti economicisti ed utilitaristi che regolerebbero universalmente i rapporti tra gli uomini: il dono viene ridotto così ad una delle tante e diversificate forme che lo scambio di beni materiali ha assunto e può assumere nell’ambito della società e dei gruppi umani.
È proprio contro tale lettura parziale e riduzionista dell’opera di Mauss che il “Movimento anti-utilitarista” ha intrapreso la sua battaglia, per arrivare a porsi, recuperandone il significato autentico, l’ambizioso obiettivo di mettere complessivamente in discussione i parametri epistemologici dominanti oggi nelle scienze sociali, quei parametri che hanno indotto i suoi sostenitori a stravolgere l’insegnamento di quello che pur continua ad essere considerato uno dei padri fondatori della propria disciplina. In base a simili presupposti, quella del MAUSS non si presenta come una battaglia confinata ai soli studi relativi alle società arcaiche o primitive che dir si voglia, in modo da coinvolgere pochi specialisti del settore: la valenza rivoluzionaria della lezione di Mauss sul dono è per gli autori del “Movimento anti-utilitarista” tale da ribaltare le visioni dominanti della stessa società contemporanea, nei suoi risvolti non solo scientifici, ma anche etici e politici, secondo una prospettiva che dalla teoria finisce per chiamare inevitabilmente in causa la stessa prassi. Alla fine, nella scienza come nella vita, si tratta, secondo la nota espressione di Latouche, di liberarsi di quel “martello economico” che ci batte in testa e non ci permette di vedere altre dimensioni dell’esperienza umana che non siano appunto i gretti e materiali interessi economici[2]. A tale scopo, proprio l’analisi del concetto di dono, in riferimento alle società del passato come a quella attuale, e delle dinamiche relazionali che esso innesca, risulta essere decisiva, per le funzioni ed i significati, ancora poco vagliati, che il dono sembra rivestire in tutti i consessi umani e che il MAUSS ha cercato di indagare fin dall’inizio della sua avventura intellettuale.[3]
Leggi tutto “Stefano Di Ludovico | Il dono come nuovo paradigma sociale secondo il MAUSS”