Simone Olla | Il parroco di Arasolè

Autore: Franciscu Masala
Titolo: Il parroco di Arasolè
Edizioni: Il Maestrale, Nuoro 2001
Pagine: 136

La gallina sotterrata viva è un rito nel quale la comunità si riconosce partecipando, un rito che la stessa comunità traduce di giorno in giorno, di anno in anno, di decennio in decennio, di secolo in secolo, fino alla fine dei tempi e dall’inizio di questi. La mediatizzazione dell’esistenza ha decuplicato la possibilità di traduzione del rito, la sua fruizione, aggiungendo informazione massmediatica, corrodendo partecipazione e amplificando le presunte inciviltà del rito. Nessun rito è buono o cattivo di per sé; il rito (mi) appartiene o non (mi) appartiene; e mi appartiene perché lo pratico in un dato tempo e in un dato luogo, qui e ora.
Sul campanile della chiesa di Sarrok Don Adamo osserva la perfetta fusione tra il sole e la luna, un’eclissi totale di sole, “un unico, mostruoso ermafrodito” che cambia luce alla comunità industriale: in queste tanche dove un tempo pascolavano i pastori di Arasolè è sorta la raffineria più grande d’Europa: il campanile di questa cattedrale nel deserto è la fiaccola alta che vampa fiamme ininterrotte, la lingua di fuoco brucia giorno e notte secondo le leggi del ciclo del petrolio, “eterna candela luciferina, allegoria del nuovo polo industriale”.
“I pastori di Arasolè hanno ancora bisogno di Dio e, perciò, pregano per l’acqua e per il sole, per il caldo e per il freddo, per la luce e per il buio, per l’erba verde e per il grano giallo.
“Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa la luce. Se c’è freddo, Lui, Il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria.”
E a far parlare così il nostro Don Adamo non è soltanto l’ordinanza vescovile che lo ha allontanato da quel bellissimo pollaio che porta il nome di Arasolè – un piccolo gregge di case di pietra nera raggruppato sotto il campanile della chiesa. Egli non trova più senso per il suo stesso ministero sacerdotale: fra gli operai petrolchimici – dice Don Adamo – mi sento un estraneo, non esisto né come mezzo di comunicazione né come messaggio. Non partecipo alla loro sorte. Non sono dalla loro parte.

Il mercoledì delle ceneri la comunità di Arasolè celebra la sua antichissima festa pagana, il funerale del carnevale pazzo. Fin dalla prima mattina un fantoccio di stracci viene portato sotto il campanile con una otre di vino al posto del cuore. “Dopo un lunghissimo lamento funebre, il fantoccio viene processato, condannato a morte e pugnalato al cuore” dal quale zampilla il vino nero per gli uomini e le donne che chiudono in cerchio il seppellimento del pupazzo responsabile di miseria, bruttezza, malattia, cattiva annata, malasorte. Gli antichi uccidevano i padri perché non più produttivi all’interno della comunità, e per sopportare il dolore si passavano sulle labbra il lattice di euforbia, l’erba sardonica, sì che la bocca si aprisse in fissa risata, una risata funebre. Oggi ad Arasolè i vecchi non muoiono più di morte violenta, ma nel proprio letto, di mancanza di fiato; ed il ghigno sardonico è rimasto lo stesso: “è il riso rosso della melagrana che cade per terra e si sfascia mostrando i suoi denti sanguinanti, è il riso verde del capretto di pasqua, quando viene sgozzato, coi suoi denti color d’erba.” Arasolè non è residuo archeologico né folclore: l’idea di società contadina (Arasolè) si confronta con l’idea di società industriale (Sarrok), e vince e perde ogni giorno, con la certezza che i mali antichi non sono per forza più gravi dei mali nuovi.
E quando Eva – la sposa-bambina di Arasolè, con ali d’angelo di cartapesta – il mercoledì delle ceneri infrange il tabù dell’ingresso in chiesa mostrandosi a Don Adamo dentro un vestito rosso, l’immagine di un “cuore di fuoco appeso al retablo nero dell’altare” accompagna i pensieri di Don Adamo chiuso protetto nel suo confessionale di legno: abbiamo la stessa ansiosa febbre, lo stesso desolato sentimento, ma siamo due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai.

Simone Olla

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