Simone Belfiori | Caution Radiation Area

Area – Caution Radiation Area
Cramps Music, 1974

L’educazione alla complessità. È questo uno dei capisaldi che dovrebbe animare una nuova rivoluzione delle coscienze ; è indubbio negare che la massa propriamente detta risponda a logiche distinte dalla “persona”, e che in via generale sia inadatta a recepire messaggi troppo strutturati. È però indubbio che la “massa”, entità omologata e omologante per eccellenza, fonda la sua logica proprio sull’appiattimento reciproco degli individui, che agiscono certo per il proprio personale interesse, ma in modi acritici e affini ad una tendenza sovraordinata. Ed in tal caso, la qualità specifica dell’individuo viene dispersa, così come l’unicità che viene a costituirlo più propriamente come “persona”. Portare a livello popolare proposte complesse di interpretazione della realtà, lontane da semplici dualismi (quello politico ne è un esempio) o schematizzazioni, è la strada per l’educazione alla diversità. Concepire “più” pensieri e modi di intendere l’esistente è la strada per il ritorno all’unicità della persona nonché il cardine per destrutturare dall’interno l’omologazione stessa.
Lo avevano capito gli Area, che tentavano di mettere in musica una complessità “per il pubblico”, esperimento indubbiamente coraggioso soprattutto nell’Italia degli anni ’70. Il fermento del rock progressivo europeo ha spesso avuto propositi affini ma con il passare del tempo ha esaurito i suoi rivoli verso un olimpo per appassionati e cultori, eccezion fatta per pochi nomi illustri.
Il combo italiano ambiva viceversa – per esplicita dichiarazione di intenti- a fondere linguaggi disparati senza mai perdere di vista la connotazione “popolare”. International POPular Group, questa la sigla che accompagnava infatti il nome della band. Ed ecco che un sistema complesso come quello del Free Jazz toccava i confini dell’Avanguardia e dell’Elettronica, passando per la tradizione popolare e folk mediterranea (ma anche asiatica) fino a giungere talora all’italiana forma-canzone. Ed un tale proposito non poteva ovviamente che apparire spesso frenetico, incompiuto, in perenne divenire.
Gli Area vengono culturalmente ascritti al fermento post-sessantotto ed appaiono come continuatori dei propositi della sinistra extra-parlamentare; quanto la circostanza di immagine piuttosto che la reale adesione alla categoria  abbia contribuito all’attribuzione di un tale marchio, non è dato saperlo. È però indubbio che del caos sessantottesco, gli Area si portano dietro la mancanza di un centro, di un nuovo progetto, di una univoca visione del mondo. Ma questo ne è paradossalmente punto di forza; il loro obiettivo era la continua creazione, la riflessione spinta fino alle estreme conseguenze, la destrutturazione dei materiali sonori al fine di una ricerca che potesse lasciare semi produttivi.
Gli Area come prime radici di una “nuova sintesi”, che rifiuta la semplicità dell’esistente in nome di un futuro ancora non precisato, ma certo non timoroso di azzardare ipotesi.
In Caution Radiation Area il linguaggio si fa più caotico, estremo e talora spinto al limite del parossismo sonoro. Composizioni lunghe, intricate, a volte teatrali e rumoristiche sono poste con irruenza alle orecchie di un pubblico indubbiamente colto di sorpresa, ma senza alcun pregiudizio.
Il solo scopo era quello di una ricerca, magari fine a se stessa nel momento in cui la si compie, ma estremamente produttiva per chi verrà dopo e si dedicherà all’analisi, in quanto “diverso”.
Come è scritto nel booklet, si tratta di “una ricerca che ammette anche l’errore”, che ne è corollario obbligato.
Ed una tale complessità musicale ha un intento pedagogico per l’ascoltatore, non tanto in una forma compiuta ed assimilabile, quanto in tutto ciò che di compiuto non vi è. L’ascoltatore è spinto ad “inferire” i significati da ciò che ascolta e decifrare –passaggio dopo passaggio- il minestrone di elementi presentato dai musicisti. Si tratta dunque di un continuo scambio, dove l’esercizio di ricerca formale in musica diventa esercizio di interpretazione della realtà per l’utente.
L’educazione alla complessità (e la critica alla funzione omologante del mercato) è racchiusa ancora una volta nel booklet :
«gli ” scolari” devono essere tenuti fin dapprincipio a capire tutto ciò che incontrano nella musica nel senso della funzione che ha in vista della totalità. Naturalmente questo ideale di pedagogia musicale –gli astuti critici del rock ci comprendano- presuppone che le opere vengano scelte con grande senso di responsabilità. Ahimè, la truffa consiste nel fatto che viene offerta sempre la stessa cosa…o no?».

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