Vincenzo D’Urso | La Fabbrica del consenso

Autore: Noam Chomsky, Edward S. Herman
Titolo: La Fabbrica del consenso
Edizioni: Il Saggiatore, 2008
Pagine: 502

Con la solita lucidità e sempre alla ricerca delle verità, Noam Chomsky ed Edward S. Herman, nel libro “La fabbrica del Consenso”, non si limitano ad affermare l’uso funzionale al potere dei mass media ma lo dimostrano con i fatti.
La convinzione degli autori è che i media “da un lato servono a mobilitare l’appoggio della gente agli interessi particolari che dominano lo stato e l’attività privata, e dall’altro spesso il modo migliore per comprendere[…] le loro scelte, le loro enfasi e le loro omissioni è quello di analizzarli in questi termini”, analizzarli cioè tenendo presente che i media sono uno strumento in mano all’establishment.  Il postulato democratico prevede  che i media siano indipendenti è che abbiano il compito di andare alla ricerca delle verità. Tuttavia dopo l’attenta analisi di alcuni eventi storici (elezioni in Guatemala, Nicaragua El Salvador, il complotto KGB-Bulgaria, la guerra in Vietnam, Laos e Cambogia), Chomsky ed Herman arrivano alla conclusione che i mass-media rispettano pienamente il modello della propaganda, riportando i fatti secondo le premesse fissate dalle élite di potere, decidendo cosa la popolazione “deve poter vedere, sentire e meditare, e di “dirigere” l’opinione pubblica mediante regolari campagne di propaganda”.
I mass-media sono grosse imprese commerciali controllate da persone molto ricche o da altre società, ergo: non possono che rappresentare i fatti secondo il volere delle lobbies economiche. Ciò non toglie che il dibattito pubblico sia incoraggiato e sostenuto ma senza mettere mai in discussione “i principi dottrinali delle stato”. Il caso più eclatante riguarda la guerra in Vietnam: la discussine verteva sui costi della guerra, sia in termini economici che di vite umane, ma mai i media misero in discussione la volontà, da parte degli USA, di portare la libertà e di liberare il Vietnam dall’“invasione” comunista. La stampa quindi adotta due pesi e due misure a secondo che il tema in questione sia funzionale o meno al potere (“i mass media vedranno sempre nelle elezioni sponsorizzate dal loro governo in paesi del Terzo mondo ”un passo verso la democrazia” e nelle elezioni in paesi che il loro governo cerca attivamente di destabilizzare una farsa e una mistificazione”) svolgendo un importantissimo ruolo di propaganda e, in molti casi, anche di “leale agente del terrorismo”,  oscurando e filtrando importanti informazioni. I media quindi non sono per niente liberi, ma quali sono i fattori che li influenzano? Principalmente si possono riassumere nel modo seguente:
1) le necessità del mercato (concentrazione e peso finanziario della proprietà, orientamento al profitto delle imprese dominanti nel campo dei mass media); 2) ruolo primario della pubblicità come fonte di finanziamento;3) uso fiduciario delle informazioni fornite dal governo; 4) ricorrenza di attacchi polemici per disciplinare i media; 5)anticomunismo come religione nazionale  e meccanismo di controllo.
I mass media devono quindi perseguire sempre maggiori profitti, incrementare le vendite e l’audience, pena la perdita di inserzionisti (finanziatori). Tutto questo la dice lunga sulla possibilità di avere un informazione veramente libera e indipendente. Non ci si potrà mai aspettare che la stampa riporti gli “enormi trasferimenti di denaro all’industria militare per la fornitura di armi a prezzi gonfiati e i favori alle aziende che finanziano la campagna elettorale in cambio di leggi fiscali vantaggiose” …o lo sfruttamento minorile da parte delle imprese multinazionali in quanto costoro corrispondono agli inserzionisti, coloro che decidono la sopravvivenza  stessa dei media; l’obiettivo istituzionale esige, quindi, che l’interpretazione del mondo offerta sia reale ma allo stesso momento tollerabile (la guerra è infame ma è “portatrice di libertà”) e soprattutto che rispecchi gli interessi e i valori dei venditori, degli acquirenti e delle istituzioni governative e private.
Per quel che riguarda le fonti di informazioni, esse provengono nella quasi totalità dai comunicati e dalle agenzia di stampa governative e, quando si trattano temi di politica estera, le fonti di informazioni, variano a seconda che il governo in questione sia uno “stato satellite” degli Stati Uniti o meno. Le fonti “alternative”, quelle che riportano una differente versione dei fatti, sono costantemente ignorate. I mass media sono quindi sempre servili al potere, tuttavia non mancano attacchi polemici da parte delle istituzioni dominanti per evitare l’“eccesso di democrazia”. La tecnica più usata è quella di additare media e giornalisti come fautori o apologeti del nemico di stato di turno, vale a dire: comunisti, terroristi e via discorrendo. Questo libro dimostra che il vero ruolo dei giornalisti e di tutto l’apparato mass-mediatico è quello di “fabbricare consenso”, e lo fanno in maniera del tutto naturale in quanto hanno interiorizzato ben bene gli assiomi imposti dal potere, i giornalisti quasi sempre sono convinti di quello che dicono!
“Il pubblico è esposto a potenti messaggi persuasivi […] I leader hanno usurpato enormi quantità di potere politico e ridotto il controllo popolare sul sistema usando i media per produrre appoggio, condiscendenza o anche vera e propria confusione in mezzo al pubblico. […] La parzialità istituzionale dei mass media non si limita a proteggere il sistema economico. Priva il pubblico di una possibilità di comprendere il mondo reale.”
Questo è l’attuale stato dei media, suffragato da numerosi elementi di prova, che Chomsky ed Herman rappresentano in “La fabbrica del consenso”.

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