ATTRAVERSO PASSAGGI

(22 MIN, DOC/MUSIC, SARDEGNA/ITALIA/FRANCIA/BELGIO, 2018)
Una raccolta di musica per immagini che va dal 2010 al 2016.

Siamo dentro il festival di Passaggi per il bosco, in strada a Parigi, in casa a Bologna, nella metro che ci conduce a Mairie des Lilas, dentro un bus diretto a Bruxelles, nei boschi della Barbagia, alla Tomba dei giganti Is Concias in territorio di Quartucciu. Stiamo costruendo Arbre Maison, a Saint-Ouen, e ci diamo appuntamento in Sardegna, per incontrare il signor Francesco Piras, impagliatore di sedie a Cagliari. Il viaggio continua con le musiche del Coro Polifonico Bachis Sulis di Aritzo, Jingle Django, Alberto Masala, Antoni Are, Stranos Elementos, Spoutnik, Emi Maggi, Pierre Sangue.
Attraversiamo paesaggi che obblighiamo alla catena del ricordo. Il mezzo di locomozione che ci guida è questo artigianato d’arte. Questo lascito infedele alla realtà.
Attraverso passaggi è tutta questa rappresentazione. E forse altro.

NO VOTE

La politica dell’astensione passa attraverso il medium e ci esenta dalla realtà.

Sono giorni, questi, di elezioni italiane in Sardegna. I sardi concedono agli italiani il potere di governare in terra sarda e votano dei rappresentanti che andranno a sedersi lontani almeno un mar mediterraneo.
Troppo lontani dalla nostra terra, talmente lontani da risultare inutili.

Votiamo l’astensione sarda.
Costruiamo la Repubblica di Sardegna!

Alain de Benoist | Réponses

Cos’è la metapolitica? Perché si è spezzato il legame sociale? Come rispondere alla logica del pensiero unico? E ancora: individualismo, sovranità popolare, indipendenza, democrazia liberale, decrescita, forma-capitale, ecologia tra modernità e postmodernità. Questi sono alcuni dei temi trattati in questo viaggio filmico alla scoperta del pensiero del filosofo francese Alain de Benoist.
Il progetto si divide in tre volumi, ciascuno dei quali costituisce un documentario autonomo.

volume 1 (FR, 52min, 2017)
politica e metapolitica, identità, pensiero unico

volume 2 (FR, 52 min, 2018)
democrazia, sovranità, indipendenza

volume 3 (in produzione)
ecologia, decrescita, forma-capitale

réalisation: Simone Olla
camera e suono: Jérôme Walter Gueguen
montage: Simone Olla, Xavier Tesson, Edoardo Matacena, Jérôme Walter Gueguen

LE SEDIE DI DIO

LE SEDIE DI DIO (85’/FRA/2014)
di Jérôme Walter Gueguen
scritto da Simone Olla e Jérôme Walter Gueguen
con Enrico Masi, Jérôme Walter Gueguen, Simone Olla, Filippo Balestra
musica di Pierre Sangue, Zende Music e Zhi LiProdotto da Les films du Lemming
in collaborazione con Malicuvata, Caucaso, Aplysia, Isolavision, Forêt Bleue, K2scar

[Pubblicazione dell’opera in cartaceo, e derivati a cura di Malicuvata]

PRESENTATO IN CONCORSO AL MILANO FILM FESTIVAL 2014 – SEZIONE LUNGOMETRAGGI

SCHEDA
Questo film che tu proponi avrà un pubblico? Posso venderlo in Corea del Sud, posso venderlo in Brasile? Manco conosci i nuovi mercati: cosa interessa una sedia nel Brasile?
Il produttore incalza il regista con un monologo sulla commerciabilità del film che quest’ultimo gli ha proposto: il cinema sulle navi, gli dice… il cinema su tutti i traghetti del Mediterraneo! Fino a concludere che “la sedia” non è un soggetto cinematografico!
La sedia la usano tutti, senza starci troppo a pensare: la diamo per certa, pronta ad accoglierci, talmente presente da passare inosservata.
Il regista, quindi, gli spiega che lui prenderebbe un soggetto preciso per “scomporre” il sistema e allargare il discorso. Un esempio è la sedia Mullca 510 – presente nelle scuole francesi dal 1964 – che inceppa la produzione portando la fabbrica al fallimento: questo è ciò che vorrebbe raccontare il regista con un film impegnato socialmente, un film che parli di decrescita e che sottolinei il cortocircuito creato da queste sedie, così resistenti e talmente ben fatte che le scuole non le ordinano più! E se non vi sono più ordini di produzione la fabbrica è costretta a chiudere – o quantomeno a fermarsi. In un’epoca come la nostra, nella quale l’obsolescenza programmata degli oggetti scandisce il quotidiano vivere/consumare delle società capitalistiche, una sedia talmente resistente che porta la fabbrica al fallimento in virtù della sua “perfezione costruttiva” è l’esempio di uno scarto vendicativo perpetuato dall’oggetto seriale ai danni della Forma-Capitale. Dal processo produttivo all’oggetto, quindi, passando per l’Operaio: questo è uno dei percorsi che intende sviluppare per immagini il nostro giovane regista francese, Jérôme, che, assieme al produttore Enrico, raggiunge il sud dell’Italia, la Calabria, Locri, dove vi è una fabbrica di sedie in attività, la EFAL.
Ma quando arrivano tutte le macchine sono ferme e la metà degli operai in cassa integrazione: solo per le riprese del film la famiglia Esposito costruirà una sedia.
Il regista non è soddisfatto: credeva di trovare anche in Italia la storia della sedia Mullca 510, la sedia talmente resistente che porta la fabbrica al fallimento. E invece no, la EFAL produce sedie che si rompono! L’iniziale scetticismo del produttore si è trasformato in entusiasmo e, sulla riva del mar Jonio che lento sbatte sui sassi locresi, gli assicura che il film si farà. E sarà un film sulla delocalizzazione dell’industria europea, un film indipendente, d’autore, un monologo tragico del nostro quotidiano mondializzato.
I due quindi tornano a Parigi, con i primi appunti sul film: sapevano esattamente cosa volevano, e ancora più importante cosa non volevano. Ma mancava in tutto questo un tassello essenziale: io.
Simone, scrittore depresso e disilluso, accetta l’invito di Enrico, e incontra Jérôme per lavorare assieme a lui alla sceneggiatura.
Ambientato tra l’Italia, la Francia e la Cina, Le sedie di Dio racconta le rocambolesche avventure di un regista alle prese con la sua ossessione: fare un film su come fare un film, senza confini.

Diorama letterario n. 337

[di seguito il sommario del numero 337 di DIORAMA LETTERARIO – rivista di attualità culturali e metapolitiche]

IL PUNTO
Imparare dalle sconfitte? (Marco Tarchi)

LABORATORIO
Le opinioni di Alain de Benoist:
Dopo il primo turno della presidenziale
Vi piace la globalizzazione? Votate Macron
La “post-verità”? L’emozione consente la manipolazione
La demondializzazione, futuro delle nazioni?
I dipendenti pubblici e alcuni pregiudizi
Tre tigri e un’anatra senza testa
Identità e sovranità, due concetti indissociabiliùSu Trump e Le Pen
Macron non è la marionetta prefabbicata che si pensava fosse

L’INTERVISTA
Interventi di Marco Tarchi
Se arriverà al 40%, la Le Pen vincerà anche da sconfitta
Il populismo non è sconfitto
Risentimento e politica
Nessuno rifugge dalla tecnica del polverone
Renzi come Macron?
La Lega di Salvini e le sue prospettive
Dopo il primo turno delle elezioni amministrative dell’11 giugno: le prospettive del M5S e del centrodestra

OSSERVATORIO
In marcia! (Giuseppe Giaccio)
Dove va il Front National? (Marco Tarchi)

OPINIONI
Il compito dei veri europei (Gérard Dussouy)

DOCUMENTI
I sovranismi sociale, politico e identitario possono riconciliarsi (intervista di Jacques Sapir)

SCIENZE SOCIALI
Edoardo Novelli, La democrazia del talk show (Alfonso Noel Angrisani)

TRADIZIONI
Giuseppe Parisi, Itinerari e migrazioni (Giuseppe Del Ninno)

OFFERTE LIBRARIE
Libri in copia unica da una biblioteca personale

Diorama letterario n. 336

 

[di seguito il sommario del numero 336 di DIORAMA LETTERARIO – rivista di attualità culturali e metapolitiche]

indice
IL PUNTO
Caccia ai dissidenti (Marco Tarchi)

LABORATORIO
Le opinioni di Alain de Benoist su Macron? Tutto il contrario di un populista; Perché la “deradicalizzazione” è destinata al fallimento; La fantomatica opinione pubblica dei sondaggi; Il punto sul reddito universale; Il momento populista; Il popolo si schiera contro le élites; Riflessioni sul populismo

RIVISTE
Nouvelle Ecole n. 66 (Charles Maurras)

L’INTERVISTA
Interventi di Marco Tarchi su Un’alleanza Lega-Cinque stelle?; Il caso Raggi e il futuro dei Cinque stelle; Sulle evoluzioni del M5S; Sul travaglio del Partito democratico; Il flop Fillon e l’incognita Marine Le Pen

OSSERVATORIO
L’improbabile sbarco di Julius Evola negli Stati Uniti (Eduardo Zarelli)

IDEE
Massimo Fini, Il denaro, “sterco del demonio” (Auren Darien)
Joseph S. Nye, Jr., Fine del secolo americano? (Massimo Virgilio)
Michel Onfray, Pensare l’Islam (Alfonso Noel Angrisani)
Jeremy Rifkin, La società a costo marginale zero (Giuseppe Ladetto)

PRO E CONTRO
“Gilles”, di Pierre Drieu La Rochelle (Stenio Solinas e Marco Tarchi)

LETTERATURA
Fabio Finotti, Italia. L’invenzione della patria (Roberto Zavaglia)
Oronzo Cilli, Tolkien e l’Italia (Antonio Chimisso)

SCIENZE SOCIALI
Roberto Marchesini, Etologia filosofica (Alberto Giovanni Biuso)
Baptiste Mylondo, Un reddito per tutti (Giuseppe Giaccio)

Matteo Marchesini | Sala d’aspetto

Matteo Marchesini
Sala d’aspetto (Valigie Rosse, 2010)
esemplare n. 164/400

14 poesie divise in due sezioni, Sensi unici e Due
Disegni di Riccardo Bargellini
Postfazione Paolo Maccari

—Premio Ciampi “Valigie Rosse” 2010—

 

 

PROMEMORIA
Se all’improvviso, chiusa
la troppo lunga adolescenza squarci
questo velame dell’ipocondria
pietoso e matto,
se vedi la disperazione farsi
calma, senza sgomento,
allora tra il fatale precipizio
e il buon proseguimento
ti accorgerai che l’atto
è già gratuito, e la salvezza
sta solo nel mutare
ogni gesto del giorno in esercizio.
Amare, respirare.

Alain de Benoist | Jünger e la figura dell’Anarca

Lo scorso anno (1977 NdR), il Festival internazionale del libro consegnava a Ernst Jünger le Grand Aigle d’or de la ville de Nice per l’universalità della sua opera, allo stesso tempo letteraria e scientifica. Dopo qualche mese, le Magazine litteraire gli consacra un numero speciale ben documentato e, ancora più recentemente, una trasmissione realizzata da Franco Contini (“Ernst Jünger, una sentinella solitaria”) lo presenta alla televisione. In Germania, Jünger sembra al contrario diventato una sorta di strano coleottero: un insetto la cui presenza non si spiega nel paesaggio. È allo stesso tempo piacevole e triste che sia la Francia a rendere questi omaggi al più grande scrittore tedesco vivente. Vogliamo credere non si tratti di una moda.
Ferito quattordici volte durante la Grande Guerra, decorato con la Croce al Merito, la più alta decorazione militare tedesca, Jünger, durante gli anni venti, fu uno dei più straordinari rappresentanti di questa “generazione del fronte” che intendeva proporre ai suoi compatrioti un’ideologia “soldatique”, che alcuni hanno qualificato “nazional-rivoluzionaria”. Leggi tutto “Alain de Benoist | Jünger e la figura dell’Anarca”